Santo Stefano Belbo

L'area che circonda l'antica torre medievale fu quella che, con ogni probabilità, vide formarsi il primo nucleo insediativo dell'area santostefanese che fu dapprima abitata dai Liguri e, successivamente, dai Romani. Tracce della presenza di questi ultimi sono state rinvenute nei resti di fondazioni su cui sorse, in periodo alto-medievale, l'abbazia benedettina di S. Gaudenzio, sito dove era esistito un tempio dedicato a Giove Capitolino. Ai monaci benedettini, tra l'altro, spetta il merito di aver introdotto la coltivazione della vite nei loro possedimenti che pare raggiungessero le duemila giornate di terreno nel solo territorio di S. Stefano ai piedi della collina di Moncucco, il cui nome si fonda su una radice celtica che ha il significato di altura arrotondata. In questo rilievo di grande e suggestiva panoramicità, si erge il santuario della Madonna della Neve.

Di qui si osserva la collina di Valdivilla e, a metà della strada che raggiunge la frazione, si scorge il Monastero francescano di S. Maurizio, che in seguito divenne residenza dei conti Incisa Beccaria.

Il centro politico e religioso dell'abitato in epoca alto-medievale, fu invece l'area che si sviluppa ai piedi della collina di S. Libera. Qui s'incontra la trecentesca chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, dapprima sede del Centro Studi ed attualmente della Fondazione Cesare Pavese. Dopo il Mille, S.Stefano Belbo faceva parte del comitato di Loreto, di ascendenza aleramica. Il feudo passò quindi ai Marchesi del Monferrato che lo cedettero nel 1311 a Manfredo IV Marchese di Saluzzo, che a sua volta ne investì nel 1337 gli Scarampi, nobili patrizi astensi. Risalgono all'incirca a questo periodo gli statuti comunali.

Nel 1515 il feudo passò ai Marchesi d'Incisa e Marchesi Corti, per donazione da parte del Marchese Guglielmo IX di Monferrato, convalidata dall'Imperatore Carlo V, il 21 giugno 1536. Successivamente lo tennero, col titolo comitale i Beccaria Grattarola Incisa, per donazione del 20 giugno 1717, confermata da re Vittorio Amedeo II di Savoia nell'ottobre dello stesso anno.

I ruderi dell'antico castello, ossia la torre, che dall'alto domina il paese, ricordano la sua distruzione, nel 1635, ad opera degli Spagnoli e degli Austriaci, che ne contendevano il possesso ed il dominio.

Il paese fu a lungo teatro di scontri sanguinosi per la sua importante posizione strategica e per le mire di conquista che la sua operosità e intraprendenza commerciale suscitavano. Dopo il trattato di Cherasco del 1631, S. Stefano Belbo, come gran parte del Piemonte, entra a far parte del Regno di Sardegna. Seguì le vicende dello Stato Sabaudo fino alla proclamazione della Repubblica Italiana.
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Alcune foto di Santo Stefano Belbo

Fotografie di Pierluigi Vaccaneo.

Santo Stefano Belbo
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